Un pedissequo flagello

scritto da Insideyou
Scritto Ieri • Pubblicato 15 ore fa • Revisionato 15 ore fa
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Passeggiando sulla battigia, osservando con profonda sofferenza l'egotismo innato dell'umanità
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Testo: Un pedissequo flagello
di Insideyou

Questo è un mondo davvero strano in cui vivere.

Un mondo in cui la falsità è all'ordine del giorno;
un mondo in cui ti ritrovi ad essere usato, ad usare, ad ingannare, a mentire, a fuggire continuamente per non restare solo, ad accordarti nascostamente per non perire, per non sottometterti, per non essere l'ultimo;
un mondo in cui c'è una brutalità manifesta, proprio dove appena poco prima c'era una apparente ed inventata dolcezza;
un mondo dove la meschinità è ovunque: un diletto per una mente sempre più sadica, più crudele, più malvagia e più frivola;
un mondo in cui il denaro compra e baratta di tutto: gli affetti, il rispetto, il valore, la morale, il potere e lo stesso amore;
un mondo poggiato sulla perversione, sulla depravazione, sull'aberrazione più sottile, sulla dissolutezza più dilagante, sul vizio, sulla corruzione, su un'inanità così straripante da non conoscere limiti e misure.

Questo è un mondo molto difficile da accettare.

Ti ci ritrovi dentro lanciato come un sasso in uno stagno e ci devi restare, cercando di difenderti in ogni modo per non soccombere: quello che all'inizio pensavi non ti appartenesse, alla fine diventi tu stesso;
non te ne accorgerai subito, ma diventerai esattamente come quel mondo che stai indicando.
Inizi presto a farti spazio per essere come gli altri o anche meglio di loro;
ti riduci a lottare continuamente, estenuamente, anche dove vedi un'apparente calma, in una frenesia senza margini, in una ansia costante di arrivare, in una foga perenne di possedere, di avere, di essere, che costantemente ti trucida, ti ammala, ti soffoca, ti sopprime ogni anelito di luce, lasciandoti isolato in quel buio pesto della paura di non essere qualcosa o qualcuno.

Così arrivi al punto che non riesci più a provare nessuna emozione pura, se non quelle costruite dal pensiero, dagli oggetti esterni, dalle persone manovrate a tuo piacimento per raggiungere un tuo scopo, ottenere un tuo interesse, conquistare un tuo vantaggio, prevalere su quel prossimo che intravedi dai tuoi occhi avidi attraverso l'inganno della finta innocenza.

Una desolazione immensa si aggira pertanto nei tuoi deserti interiori;
un gelo algido che pietrifica ogni battito di un cuore sempre più affaticato da questa realtà;
un'oscurità profonda ed abissale senza fondo nella quale si agita esanime un essere tediato, illuso, affranto, deluso per una esistenza senza significato alcuno e regolarmente divelta da una meccanicità sempre più abituale.

Talvolta un accenno di luce sembra fermare tutto questo disastro:
ma è ancora l'illusione di aver trovato un cammino, una svolta, una meta, un amore, un risultato, una diversità, che come ogni volta si rivelano eccellenti artefizi della mente che tu stesso hai costruito per continuare a rimanere come sei in questo maledetto mondo.
Dirai, mentendoti spudoratamente, che è così, che è normale, che non si può fare nulla, che si deve accettare questo modo di vivere;
oppure ti ribellerai, cercherai di rifiutarlo, ti sforzerai di ignorarlo, lo combatterai pensando di possedere la bontà, ma ti ritroverai, nella costante finzione esteriore di essere felice, isolato da tutto e da tutti portando dentro te un rancore, un astio, un'acredine ed un tormento stravagante senza fine.

Eppure nell'osservare un fiore da vicino,
nel perdersi in un tramonto all'orizzonte,
nel sentire il fragore di un ruscello d'altura,
nel vedere nei cieli l'eccelso movimento dei gabbiani,
nell'ascoltare quella pioggia leggera adagiarsi sulle acque,
nel mirare le sgargianti tonalità di un'alba qualunque e nell'avvertire improvvisamente un senso di austerità straordinaria, approda nel tuo essere una strana tenerezza, un'estasi sconosciuta, una dolcezza inaspettata, una calma inattesa.

Ma nonostante ciò, ritorni velocemente a ricadere in questo mondo malato, sporco, senza domani, senza ieri, senza oggi: è un mondo nato dalle macerie, per questo è una necropoli in costante rovina.
Non c'è speranza, non c'è giorno, non c'è tepore, non c'è vita nel sopravvivere a questo flagello: c'è una vasta desolazione che ti vede affranto, sfinito, spossato, distrutto.

Questo mondo non è però diverso da te: se lo osservi attentamente, curiosamente e forse a tratti anche distrattamente, è come uno specchio in cui ti ci rivedi, in cui ti ci ritrovi, in cui ti ci riunisci, in cui ti ricongiungi vanesio in quel rantolo finale di dolore che solamente il silenzio astruso della disfatta e della non appartenenza, può porre fine a questa sciagura.

Sono solo fugaci istanti di lucidità però: questo pedissequo flagello è la tua condanna, è la tua vita, ma è anche la tua morte; la morte del sopravvivere per pensare di vivere.

Un pedissequo flagello testo di Insideyou
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